Interviste nel BorGO

Gorizia
14 Novembre 2025
Danzatori o Funambili. Visioni di Confine.

Oltre il confine, crescono gli stessi fiori.
Edoardo De Angelis, cantautore

“Limite di un territorio, di un terreno”. Questo dice l’enciclopedia Treccani quando le chiediamo cosa sia un confine. Ho molti anni dietro alle spalle e ancora, cosa sia un confine, non l’ho capito con certezza. Per questo motivo ho messo in moto, dai primi anni di vita, un meccanismo perpetuo di ricerca e indagine che mi ha portato a ragionare ed elaborare su confini di ogni tipo. Quando non avevo ancora dieci anni, fui protagonista, con i miei genitori, un’adorata nonna e Ambra, una femmina di boxer giovane e avventurosa quanto me, di una lunga camminata in montagna, che mi avrebbe portato, per la prima volta, a porre i piedi sulla linea di un confine. Il confine in questione era (e ancora è) quello tra Italia e Austria, che passa accanto al Rifugio Sillianer, all’ombra del Monte Cavallino. La storia in questione fu poi, molti anni dopo, riportata dal giovane Francesco De Gregori in una canzone, a firma sua e mia: La casa di Hilde. Hilde era la titolare di un rifugio in alta quota, a un passo dal confine. Lasciavamo alle spalle l’Italia, e guardavamo, in basso, molto in basso, il minuscolo borgo di Kartitsch. Qui avvenne la prima delusione della mia vita. Oltre il confine, con molto dolore, non trovai fiori diversi. La realtà che vedevano i miei occhi era la stessa, identica, di qua e di là da quella ipotetica, invisibile, linea di confine. Quella delusione, lo compresi molti anni più tardi, fece di me un uomo libero … almeno entro il “confine” del mio pensiero. Se penso a quante volte il concetto, l’idea di confine hanno condizionato il mio sentire, non riesco a dare loro un numero. Un esempio semplice: il confine delle libertà individuali in un rapporto di coppia, che si tratti di amore, amicizia, professione o altro. Uno più profondo, celebrale, sottile: il confine tra Fede e Speranza. In quante canzoni il pensiero del confine si è eretto a protagonista: in una delle più recenti, Il dolore del mondo, scrivo: “Ero io sulla fiamma del rogo dell’Inquisizione / Quando il fuoco era il solo diritto dava torto o ragione / E ho dovuto arrivare da solo alla fine del viaggio / Per capire qual’era il confine tra paura e coraggio”. Tutti sappiamo che ogni cosa, ogni soggetto, offrono un confine alla cosa, all’oggetto contrario: coraggio e paura, lontano e vicino, amore e odio, e potrei continuare, con poca utilità per ben più delle duemila battute che mi sono concesse. Vorrei però fermarmi su un punto, l’unico che mi dia certezza. Ogni possibile confine non è stabile, determinato, definito, ma è, per la sua e per la nostra natura elastico, labile, mutevole. Certo, amiche e amici che leggete questo foglio così appassionato al concetto: anche i confini geografici possono cambiare, da un giorno della storia al successivo, da una pagina epocale a un’altra. E sappiamo con quanta facilità, e con quale frequenza, la storia e la geografia siano capaci di accapigliarsi per cambiarci la vita. Anche per questo, quando ci è data l’occasione di brindare su un confine che invece di dividerci ci lega, ci abbraccia, abbiamo il dovere di stringerci la mano. Una stretta di mano, un abbraccio, parlano sempre la stessa lingua.

Edoardo De Angelis è cantautore e paroliere. Nato a Roma nel 1945, nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con molti tra i più grandi nomi della canzone d’autore italiana, come Antonello Venditti, Amedeo Minghi, Lucio Dalla, Francesco de Gregori, ed è entrato definitivamente nella storia della nostra musica leggera come autore della celebre Lella, diventata un evergreen della canzone d’autore italiana.

A Gorizia porta il suo progetto “Anche le Statue Parlano”. Se il Castello di Gorizia iniziasse a parlare, quali storie ci racconterebbe?
“Anche le statue parlano” nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le memorie dei personaggi storici, le leggende e le storie relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Un viaggio nel passato, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale. Promosso dall’Associazione Culturale CulturArti in collaborazione con il Comune di Gorizia, il programma si realizza nell’ambito del progetto “Mille anni di storia al centro dell’Europa: Borgo Castello crocevia di popoli e di culture” | CUP F88F22000000007 | Finanziamento PNRR – Next Generation EU, per il progetto pilota PNRR M1C3 Misura 2 Investimento 2.1 linea A.

La Storia ai margini
Adriano Ossola, ideatore e curatore del Festival èStoria

All’inizio di un aprile già mite abbiamo incontrato Adriano Ossola, un uomo appassionato, di storia in particolare, che qualche tempo fa ha avuto un’intuizione lungimirante, che avrebbe fatto di Gorizia la città ospite di uno dei più riusciti festival di Storia del panorama internazionale. Abbiamo chiacchierato con lui nel suo ufficio, stracolmo di libri, come potete ben immaginare: i libri lì sono talmente tanti che mensole e scaffali non bastano e formano pile, colonne che partono dal pavimento (non dovrei dirlo forse, ma mi aveva fatto pensare alla casa disordinata di Mago Merlino!)

Confine, di questo abbiamo ragionato.
È vero che, come nell’acclamatissima illustrazione del Mattotti (cosa ne pensate?), il nostro è un confine talmente armonico da invitare sloveni e italiani a una danza di coppia? Siamo già lì? E una volta invece?

Ad un certo punto della nostra chiacchierata ci chiediamo: èStoria da un’altra parte, te lo immagini? Adriano è un pensatore, il suo filo del discorso va seguito con attenzione. Ma ci spiega che il suo festival è profondamente legato a questo territorio, a Gorizia in particolare che è una città che oltre ad averla fatta, la storia, ne produce tanta, scritta e descritta.
Insomma, in città abbiamo avuto (e continuiamo ad avere) una tradizione di storici, storici dell’arte e appassionati di storia locale davvero eccezionale.
Già durante la prima edizione del festival, nel 2005, si era notata la particolarissima sensibilità di questo territorio al racconto della storia.
Una sensibilità tipica delle località minori e delle province, ma che nei goriziani è più intima e solida.
Prosegue poi soffermandosi sull’enorme responsabilità dei luoghi di confine: essere ai margini ci obbliga a reinventarci. Questo è e deve essere per il nostro territorio un impegno e uno stimolo continuo.

Le generazioni, ci dice poi, percepiscono il Confine diversamente…
Il Confine di quando era ragazzo è stato certamente più concreto di quello che viviamo oggi: le sue sono memorie di un confine tangibile, che incuriosiva e allo stesso tempo faceva quasi paura.
Oggi invece, per esempio, si collabora tanto e le collaborazioni riducono le distanze, le presunzioni. Si pensi al bellissimo momento dell’8 febbraio (8 febbraio 2025, inaugurazione della Capitale Europea della Cultura, n.d.r.).
Ma ciò non significa annullare la storia! Continuare a raccontare la storia, e in mondo appropriato, con le giuste prese di distanza, è un’acuta responsabilità.

Il confine tangibile, curioso e intimidatorio d’un tempo non esiste più ma è vero che continuiamo a confrontarci con questo concetto, a tratti ancora complesso. Il Confine rappresenta per questo territorio una sfida, forse un enigma la cui risoluzione, di certo, ci porterà a danzare su quel ponte sopra l’Isonzo.
Insomma, chissà dove ci condurrà questo viaggio, che di certo non finisce con il 2025 ma appena comincia!

Adriano Ossola è l’ideatore e curatore del Festival èStoria. Nel 1983 la famiglia Ossola fonda la Libreria Editrice Goriziana (LEG), libreria e casa editrice dedicata quasi interamente alla pubblicazione di libri di argomento storico. Un’istituzione che, insieme al Festival èStoria ormai giunto alla sua XXI edizione, caratterizza e conferisce valore alla città di Gorizia.

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